• Ottobre 1, 2020 12:13 am

Ami News

Notizie Amichevoli per Tutti dal Mondo

Codici programmazione Linux, addio a parole e frasi razziste e misogine

Lug 14, 2020
Codici programmazione Linux, addio a parole e frasi razziste e misogine

Svolta antirazzista pure nel mondo dell’informatica attraverso l’eliminazione di riferimenti, di frasi e di parole che, pur essendo di uso comune e consolidato nel mondo dell’hi-tech, possono essere discriminatori. E’ il caso, per esempio, dei termini inglesi come ‘master‘, ‘slave‘ ed anche ‘blacklist‘.

Codici di programmazione Linux, ecco le nuove linee guida che sono state stilate dal fondatore Linus Torvalds

Come riportato dal sito Internet IlFattoQuotidiano.it, le tre parole sopra indicate, infatti, ora sono proibite nella lista di codici di programmazione Linux in accordo con le linee guida che sono state stilate dal fondatore Linus Torvalds. L’obiettivo, infatti, è quello di eliminare le parole e le frasi razziste ed anche misogine dai linguaggi di programmazione in favore dell’uso di termini più inclusivi.

L’informatica si adegua così alle nuove spinte che arrivano dalla società civile

Sebbene parole come master, slave, blacklist e whitelist facciano parte del mondo informatico, e non siano rivolte a persone fisiche, quindi, pure questo settore punta a adeguarsi in quanto trattasi di parole che, intrinsecamente, sono ‘razziste’ e contrarie a quelle che sono le nuove spinte che arrivano dalla società civile a partire dal movimento ‘Black Lives Matter‘.

Addio a parole come blacklist e whitelist, ecco come sostituirle

Secondo quanto è stato riportato da sito specializzato ZdNet, per il mondo Linux si consiglia di abbandonare le vecchie denominazioni utilizzando nuove parole che siano politicamente corrette. Per esempio sostituendo ‘blacklist‘ e ‘whitelist‘, rispettivamente, con ‘denylist‘ e con ‘allowlist‘, oppure con ‘blocklist’ e ‘passlist’. Stessa musica pure per le parole ‘master‘ e ‘slave‘ che si possono andare a sostituire con ‘leader‘ e con ‘follower‘ che sa tanto di social network in nome della nuova nomenclatura più inclusiva.

Articoli correlati